Slide Il Civico Giusto Nasce dalla considerazione che la memoria, il ricordo di persone e fatti, non può affidarsi solo al racconto, alla narrazione, ma che ha bisogno di simboli, di luoghi.
ROMA

Il Civico Giusto di Via Siacci 16.

Un villino, tre famiglie e tanto coraggio. La storia dei Laj e dei Giordano che nascosero i coniugi Soria…

Il Civico Giusto

La storia di una idea che diventa realta’. Lo scopriamo attraverso il racconto del suo ideatore Paolo Masini e dell’ artista Dante Mortet realizzatore dell’opera.

Durante l’occupazione nazifascista, a Roma, in Italia e in Europa, le persecuzioni costrinsero alla fuga e alla clandestinità centinaia di migliaia di persone. Per molte fu una tragica fuga a breve termine, stanate come prede spaurite, furono indirizzate verso i campi di lavoro, di concentramento, di sterminio.

Ma per altre ci fu una storia diversa. Una storia di fratellanza, di amore, di solidarietà che il nostro progetto intende celebrare e onorare raccontando e ricostruendo la vicenda di quanti accolsero queste persone, a volte sconosciute, nel cuore delle loro case, offrendo loro un nascondiglio e mezzi di sostentamento, rischiando la propria vita, senza chiedere nulla. Anche per lunghi mesi.

Per onorare la memoria di alcuni di loro le comunità ebraiche di molti Paesi, e prima fra tutti quella di Israele, hanno ideato il “Giardino dei Giusti”, luoghi di laica sacralità dove vengono piantati alberi sempreverdi a loro dedicati. Il primo giardino è stato quello di Yad Vashem, con il suo “Viale dei Giusti” costellato da alberi di carrubo.

Una scelta non casuale, il carrubo, infatti, impiega 70 anni a produrre i suoi frutti, ed è un simbolo di fecondità e solidarietà.

Ma di queste donne e questi uomini, altruisti fino all’eroismo, e di molti altri, il ricordo è sbiadito quando non addirittura ignoto nei quartieri dove hanno vissuto, in quelle stesse case in cui hanno abitato e in cui hanno ospitato coloro che erano considerati avversari dal nazifascismo.

Case ora abitate da altri, in altri tempi, con altre storie, spesso ignari di quello che quelle stesse mura hanno visto e vissuto.

“Il Civico Giusto”, partito da un’intuizione di Fabrizio Fantera, figlio di Bruno, “Giusto tra le Nazioni” ricordato a Yad Vashem, è un progetto che vuole rendere omaggio proprio a quei cittadini eroici che, in tutta Europa, non hanno fatto finta di non vedere durante uno dei momenti più drammatici per il nostro continente.

Non hanno voltato la testa dall’altra parte.

Donne e uomini che, a rischio della propria vita, hanno nascosto anche per mesi, ebrei, partigiani, ricercati politici senza chiedere o ricevere nulla in cambio. Donne e uomini che non si sono chiesti quale fosse la religione o da dove venissero coloro che facevano entrare, semplicemente scegliendo di aprire la porta a esseri umani come loro.

“Il Civico Giusto” è dunque un luogo dove qualcuno ha disobbedito a un violento ordine esterno per lasciar prevalere una rischiosa disposizione interna: proteggere un perseguitato ed esporsi alla persecuzione. Tutto ciò presuppone il nascosto: si copre il protetto e si cela l’evento, perché meno tracce restano meglio è. Questa attitudine si è mantenuta anche dopo la fine della guerra e il ritorno alla quotidianità: la maggior parte di queste coraggiose persone ha tenuto per sé gli avvenimenti, ritenendoli comportamenti “normali” in una situazione eccezionale di cui non valeva la pena parlare.

Anche la memoria, con i suoi esempi, però, rischia così di essere sepolta nel silenzio della storia e non esistere più. Quei gesti, invece, hanno cambiato destini e vite e dunque hanno seminato il mondo.

Il progetto “Il Civico Giusto” ha l’ambizione di riportare nei loro quartieri e nelle loro case, quegli “alberi” affinché i loro frutti possano maturare nelle coscienze delle nuove generazioni e spandere nuovi semi di solidarietà, inclusione e fratellanza. Questo è il motivo per cui è stato scelto come simbolo il carrubo, l’albero che ricorda molti di loro nei “Giardini dei Giusti” di tutto il mondo.

L’obiettivo è quindi quello di “segnare e riconoscere” in maniera tangibile, quelle case che, grazie al coraggio degli abitanti, sono stato il sicuro rifugio di chi veniva braccato dai nazifascisti.

Un progetto dal respiro europeo che prende l’avvio da Roma e che, attraverso la ricerca e la raccolta delle testimonianze, ha l’ambizione di proporsi a tutto il continente per testimoniare che, anche nei periodi più bui della storia, ci saranno sempre persone che manterranno accesa la fiaccola dell’umanità.

Una vera e propria banca dati per la città che, attraverso un portale dedicato (www.ilcivicogiusto.it ), inciderà quelle storie nell’anima di Roma per sempre. Un luogo a disposizione di tutti coloro interessati a conoscere e ad approfondire la documentazione raccolta e dare anche il proprio contributo: il data base di libera consultazione infatti sarà arricchito attraverso un lavoro costantemente in progress (mail: ilcivicogiusto@romabpa.it).

Questo progetto, ideato e curato dal Roma Best Practices Award – Mamma Roma e i suoi figli migliori, si avvale di numerose collaborazioni istituzionali e non.

Il “segno”

Le abitazioni di coloro che protessero la vita dei perseguitati sono individuate, “segnate” e riconosciute attraverso una targa-simbolo che ne ricorda e celebra il coraggio e l’abnegazione.

La targa, come già accennato, nasce dall’idea che le comunità ebraiche di tutto il mondo ricordano i “Giusti tra le Nazioni” attraverso la piantumazione di alberi sempreverdi. Si tratta di un’opera artistica che rappresenta un albero di carrubo compreso nel perimetro stilizzato di una casa: è l’omaggio che vogliamo rendere a quanti accolsero nella propria abitazione i fuggiaschi affinché idealmente tutti i Giusti, riconosciuti ufficialmente o meno, possano tornare nei loro quartieri, nei loro palazzi, e continuare a raccontare la loro storia di solidarietà alle generazioni che verranno.

Accanto al simbolo, il nome della città in cui si trova l’abitazione. La prima città a partire sarà Roma, duramente colpita dalla ferocia del nazifascismo che tocca il suo culmine nel rastrellamento del Ghetto.

Il QR code, posizionato in un angolo, consentirà di risalire in tempo reale dal “segno” alla storia, dall’immagine-simbolo alle persone che rappresenta e celebra. La ricostruzione delle vite dei protagonisti, delle vicende e degli eventi è affidata agli studenti della rete “Memorie. Roma: una città, mille storie” che, attraverso un percorso didattico condotto in sinergia tra le scuole della rete e l’Università degli Studi Roma Tre produrranno i materiali che sarà possibile consultare attraverso il QR code stesso.

Chi siamo

1. Roma BPA

L’associazione culturale senza scopo di lucro Roma Best Practices Award – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori organizza dal 2017 il Premio Roma BPA, che ha visto negli anni la partecipazione di oltre 450 associazioni romane, dal centro alla periferia. E’ il primo e unico concorso che riconosce, sostiene e mette in rete i migliori progetti per il recupero dei beni comuni della città, a sostegno della cultura, dell’integrazione, del buon vicinato e della formazione, promuovendo anche i concetti di economia circolare e di innovazione. Un circuito virtuoso che ha permesso in questi anni la realizzazione di più di 120 progetti concreti in città, creando sinergie tra le varie realtà. Tra i giurati che selezionano i progetti più meritevoli, Paco Lanciano, Lorenzo Tagliavanti, Rebecca Spitzmiller e Luca Barbarossa. Parallelamente al Premio Roma BPA, l’associazione organizza e partecipa a numerosi eventi in collaborazione con le associazioni del territorio di Roma e le istituzioni locali, nazionali ed europee su vari temi e in particolare promuove iniziative sulla storia della città anche attraverso i linguaggi della cultura, della creatività, dell’arte classica, della street art, della musica e del teatro. Il premio e le iniziative offerte dall’associazione vengono sostenute dalle realtà imprenditoriali che si riconoscono nelle finalità del Roma BPA sia attraverso la fornitura di beni e servizi che attraverso contributi economici.

L’Associazione è stata patrocinata e collabora con: Rappresentanza Italiana della Comunità Europea, Fondazione Adriano Olivetti, Camera di Commercio di Roma, Regione Lazio, Roma Capitale, Municipio I, Municipio VIII, MIBACT, Roma Tre, Scuole di Roma, Lazio Innova, Luce Cinecittà, ARSIAL Lazio, ANACI, Istituto per il Credito Sportivo.

Media partner: ANSA, TgR Lazio, Telesia, Voicebook Radio, Radio Impegno, Leggo, Roma Today.

www.romabpa.it

2. Rete di scuole “Memorie. Roma: una città, mille storie”.

E’ la rete di scuole romane che, in collaborazione con il Romabpa, promuove lo studio della storia della città, attraverso gli eventi e i protagonisti di una vicenda plurisecolare dall’antichità a oggi, da quelli più celebri, ma che per i giovani rimangono spesso confinati nelle righe di un libro, a quelli legati invece alla vita quotidiana dei quartieri, a coloro che li hanno abitati e che si sono trasformati in eroi ‘per caso’. Di questi si è persa la memoria pulsante: il ricordo è stato consegnato all’odonomastica, a iscrizioni e lapidi sui muri che costellano la nostra città ma che rimangono mute ai più. Tuttavia la grande storia è anche fatta dalle piccole storie di questi eroi inconsapevoli che, davanti all’ingiustizia, sono stati capaci di non voltarsi dall’altra parte, mossi non da protagonismo, ma da umanità, solidarietà, senso civico. Per questo crediamo che conoscere le loro storia sia importante per l’educazione dei cittadini di domani: in questo modo la città smette di essere un agglomerato di edifici e monumenti ma diventa una comunità di donne e uomini eredi di un passato che li unisce e non smette di insegnare i grandi valori su cui si fonda la nostra società.

Gli studenti delle scuole della rete, svolgeranno un’azione di ricerca e di raccolta delle testimonianze e della documentazione per la ricostruzione delle vite e delle azioni dei protagonisti di queste vicende, con particolare riferimento al territorio su cui insiste la singola scuola producendo materiali didattici e documenti che verranno successivamente messi a disposizione di tutti gli attori della rete.

Per gli studenti del II ciclo sarà anche attivato un PCTO.

3. Il Laboratorio permanente di Storia

La raccolta, la trascrizione e la rielaborazione delle testimonianze è affidata agli studenti. Che siano dei ragazzi, dalla scuola all’Università, ad agire per questo insegna loro che il mondo in cui viviamo è l’esito di scelte, dalle grandi alle minuscole, e che la ricostruzione delle storie viene dalla capacità di interpretare i segni del passato e le sue fonti: salvare una vita salva il mondo si fa un’evidenza concreta, fisica.

Ogni ricerca storica segue precise regole per garantirne la veridicità e la pregnanza, per questo motivo docenti e studenti saranno formati e seguiti da specialisti nella trattazione delle fonti orali.

Il prof. Alessandro Portelli, tra i massimi esperti di storia orale, il prof. Antonio Parisella, Presidente del Museo Storico della Liberazione, il prof. Michele Di Sivo, vicedirettore dell’Archivio di Stato di Roma e docente di Didattica della Storia presso l’Università Roma Tre, Piero Cavallari, delll’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e responsabile del gruppo di lavoro “Storia orale”, accompagneranno questo percorso degli studenti nella ricerca e nella comunicazione di quelle storie. Pertanto ogni “Civico Giusto”, prima di essere riconosciuto tale, passerà attraverso una serie di controlli scientifici che ne garantiranno la correttezza, la veridicità e la coerenza storica.

4. L’artista

L’opera “Il Civico Giusto” è frutto dell’arte e della manualità di Dante Mortet.

Scultore e cesellatore, Dante Mortet è erede di un antico “sapere artigiano” che la sua famiglia tramanda da più di un secolo, e lavora con il fratello Andrea nella propria bottega situata nel cuore di Roma.

Ideatore del progetto www.manoartigiana.it, ha realizzato sculture per personaggi famosi, tra i quali Robert De Niro, Ennio Morricone, Martin Scorsese, Angelica Houston e Quentin Tarantino. E autore del busto ufficiale di Dante Alighieri a L’Havana, della scultura di Ernesto Che Guevara in Africa commissionata dalla famiglia Guevara e di tante altre opere artistiche e premi a sfondo sociale come “Le mani del rispetto“ a Latina e il “Leonardo Da Vinci Award” a Washington. Benché molti dei suoi lavori abbiano un respiro internazionale, l’artista è sempre fortemente immerso nelle storie e nella filosofia classica della romanità più pura e verace.

Il progetto è realizzato in collaborazione con il Museo Storico della Liberazione.

Il progetto è realizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma, l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, il Museo Storico della Liberazione e il Ministero i Beni e le attività Culturali e per il Turismo.